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Predazioni di bestiame da parte dei grandi carnivori, incidenti stradali con la fauna selvatica, impatto delle attività outdoor sugli animali, bracconaggio, contrapposizione tra ambientalisti, contadini, allevatori … sono solo alcuni esempi di conflitto che si presentano sempre più spesso nei territori alpini, e non solo. Con caratteristiche e sfaccettature diverse, i conflitti uomo-fauna selvatica sono oramai riconosciuti come un problema crescente in tutto il mondo e sono stati trattati in diversi contributi blog.

Grandi carnivori, ungulati, rapaci, così come gli esseri umani, cercano i loro habitat ideali, difendono i loro spazi e il proprio branco/famiglia, adattandosi alle situazioni nuove che si presentano al fine di garantire la sopravvivenza della propria specie. In fin dei conti, se guardiamo bene, non siamo poi così diversi dalle altre specie. Anche l’essere umano è sempre stato direttamente e fortemente dipendente dagli ecosistemi naturali, anche quelli più inospitali e fragili, come quelli montani, ai quali è stato capace di adattarsi e sfruttarne i vantaggi.

Negli ultimi decenni abbiamo però assistito a rilevanti cambiamenti nelle attività economiche, nella localizzazione degli insediamenti produttivi ed abitativi e negli stili di vita della società umana. Questa modernizzazione si è scontrata con un “ritorno al passato” per quanto riguarda la fauna selvatica. Gli ungulati (cervo, capriolo e cinghiale) si sono appropriati degli spazi lasciati liberi dall’abbandono delle terre montane, incrementando le loro popolazioni; i grandi predatori, come orso e lupo, dal canto loro, si sono riaffacciati in aree da dove erano stati eradicati in passato e stanno riconquistando ampi spazi. Questa massiccia e rinnovata presenza della fauna selvatica sta ponendo nuove sfide per le attività economiche in montagna e per la sua sempre maggiore frequentazione a fini ricreativi.

I conflitti con la fauna selvatica fanno emergere differenze di valori, principi, interessi economici, usanze e stili di vita non solo tra le categorie che sono direttamente toccate dal problema (es. cacciatori, allevatori, agricoltori, amministratori, operatori turistici, associazioni sportive), ma anche tra coloro che indirettamente hanno un interesse verso la protezione della natura (es. associazioni ambientaliste, studiosi, cittadini). Il numero di attori coinvolti, la multidimensionalità e interdisciplinarietà della questione e la palese impossibilità di “fare accordi con la fauna selvatica”, rende particolarmente complesso il problema.

Nell’ambito del progetto Alpine Space ALPBIONET2030, Eurac Research ha avuto l’opportunità di analizzare i principali conflitti uomo-fauna selvatica attualmente in corso nelle Alpi. Nelle 5 aree pilota del progetto, dalla Francia alla Slovenia, sono stati coinvolti i principali portatori di interesse, ma anche cittadini e studenti. Attraverso diverse forme di interazione, essi hanno avuto l’opportunità di confrontarsi tra loro e con esperti locali, provenienti da diverse aree delle Alpi e da oltreoceano.

A conclusione di questa attività di progetto, lo scorso 26 e 27 novembre si è svolto, presso Eurac Research, un workshop incentrato sul tema dei conflitti uomo-fauna selvatica. Il workshop  dal titolo “ISSUES AND OPPORTUNITIES FOR ENHANCING HUMAN – NATURE INTERACTIONS AND CONFLICT MANAGEMENT IN MOUNTAIN ENVIRONMENT” ha visto la partecipazione di circa 100 professionisti e “addetti ai lavori” provenienti da varie istituzioni italiane, europee e statunitensi.

Perché un Workshop sui conflitti uomo-fauna?

Con questo evento, Eurac Research ha voluto aprire la discussione sul tema, condividere approcci, esperienze e buone pratiche tra il mondo scientifico e quello degli operatori, al fine di indagare approcci e soluzioni nuove, e valutarne la replicabilità in altri contesti.

Tre obiettivi principali ci hanno guidato nell´organizzazione del workshop:

  1. Mettere in rete molteplici stakeholder che a vario titolo si occupano di fauna selvatica o sono toccati dal problema. Per un confronto proficuo è importante che tutti abbiano la possibilità di esprimere il loro punto di vista.
  2. Valorizzare e diffondere la ricerca scientifica in modo tale che essa possa contribuire maggiormente nelle scelte dei decisori politici, e in una maggiore comprensione e consapevolezza del problema da parte dei semplici cittadini.
  3. Strumenti di partecipazione e mediazione sono particolarmente preziosi nella gestione dei conflitti uomo – fauna selvatica. Per testare concretamente le potenzialità di questi approcci il workshop si è concluso con il coinvolgimento di tutti i partecipanti attraverso un Open Space, una tecnica particolarmente utile per favorire la condivisione di conoscenze, facilitare il network tra i partecipanti e dare continuità all’evento stimolando la creazione di nuove idee e progetti.

Cosa ci insegna il Workshop?

Il conflitto tra uomo e fauna selvatica risale alla notte dei tempi, ed è ciò che, tra le altre cose, ha permesso (e ancora oggi permette) alla nostra specie di evolversi e di entrare in relazione profonda con la componente naturalistica del nostro ambiente.

I conflitti tra stakeholders su- e per- la fauna selvatica sono un effetto classico nelle attività di gestione del territorio. Nel tempo cambiano le dinamiche socio-economiche, ci si confronta con nuovi paradigmi culturali, e conseguentemente con nuove sfide da affrontare.

Le esperienze presentate al workshop hanno messo in luce la necessità del dialogo e dell’ascolto dei diventi attori che operano sul territorio, non come “avversari” ma come coloro che possono contribuire a comprendere meglio il problema e a trovare punti di convergenza soddisfacenti per tutti.

Il workshop è stata un’opportunità per supportare una nuova concezione di sviluppo maggiormente in armonia con la componente faunistica del territorio e per poter contribuire concretamente alla tematica della risoluzione dei conflitti, affinché questi ultimi possano essere visti come opportunità per lo sviluppo territoriale (e umano) e non più come barriere insormontabili.

I proceedings del Workshop e le presentazioni possono essere scaricate dal sito del progetto ALPBIONET2030.

Autori: Filippo Favilli e Federica Maino

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