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Stazioni e ferrovie: simboli della rivoluzione industriale, della migrazione interna post-bellica alla ricerca di nuove opportunità lavorative. Ma ancora: mezzo di trasporto legato a grandi figure della letteratura, della pittura o del cinema (la locomotiva proiettata dai fratelli Lumiere, che spaventò gli spettatori fino a farli uscire dalla sala proiezioni, ma anche il recentissimo film “La ragazza del treno”). L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma un punto sembra indiscutibile: l’immaginario associato ai treni ci ha accompagnato da quasi due secoli, emanando un enorme fascino e al contempo determinando forti implicazioni a livello sociale.

Non bisogna tuttavia considerare il treno come un mezzo di trasporto legato al passato. Grazie allo sviluppo tecnologico, anche nel prossimo futuro la “strada ferrata” potrà mantenere un ruolo centrale nell’immaginario collettivo e nelle abitudini di viaggio della popolazione. Alcuni treni sono già realtà, come quelli a levitazione magnetica (il Transrapid di Shangai) o i treni proiettile giapponesi. Altri, che riescono a raggiungere velocità superiori ai 600 km/h, sono ancora un prototipo. Nel contesto europeo sono già operative le linee ferroviarie ad alta velocità (AV). Lungo tali linee, i treni sono in grado di mantenere una velocità minima di 250 km/h, quasi il doppio rispetto alla velocità con cui possiamo viaggiare lungo le nostre autostrade.

La “nuova geografia delle Alpi”, volume pubblicato di recente all’interno della collana “EURAC book” e disponibile on-line, ci mostra quali possono essere le conseguenze derivanti dall’introduzione di nuove linee ferroviarie ad alta velocità (AV) nel contesto alpino. Lo studio si sofferma sulla variazione dei tempi di percorrenza e dell’accessibilità lungo i principali assi infrastrutturali (tali differenze sono mostrate anche in un apposito video). Inoltre, specifiche mappe permettono di mostrare come verrà percepito lo spazio alla luce delle modifiche temporali, ridisegnando di fatto la forma delle aree montane (si veda l’immagine sottostante). Un focus sul corridoio del Brennero e sulla Provincia Autonoma di Bolzano mostra come il nuovo collegamento ferroviario AV sia una modalità di trasporto competitiva con il mezzo privato.

Questi aspetti presentano una natura tecnica. Ma proviamo a immaginare cosa potrebbe succedere a livello di grandi trasformazioni sociali ed economiche prodotte da queste infrastrutture, sull’esempio della galleria di base del Lötschberg (Bieger et al., 2014). Di “immaginario” abbiamo parlato nel primo paragrafo e a tale approccio rimaniamo qui coerenti. Si tratta infatti di ipotesi riguardanti le variazioni nell’assetto del territorio, nella struttura insediativa e produttiva o ancora nelle scelte abitative della popolazione. Le persone potranno sfruttare la migliorata accessibilità, spostando la propria residenza in aree meno densamente costruite, pur continuando a lavorare negli stessi luoghi di oggi.

Pensiamo a Bolzano o Trento e ai nuovi arrivi da parte di abitanti provenienti da realtà urbane più consolidate, quali Verona, Bologna o Monaco. Anche per le aree rurali ci possiamo aspettare alcune conseguenze rilevanti. Sicuramente queste ultime dipenderanno dalla capacità di tali aree di relazionarsi con i centri urbani. Da un lato, potranno diventare un luogo attrattivo da un punto di vista residenziale, in virtù delle loro qualità ambientali. Ciò comporterà uno sviluppo del mercato immobiliare non privo di rischi per la popolazione locale, perché i nuovi abitanti disporranno di risorse e di uno stile di vita differente. Questo nuovo trend cambierà inevitabilmente anche i servizi offerti alla popolazione, per adattarsi alle esigenze imposte dalla nuova domanda. Dall’altro lato, c’è però anche il rischio che possano diventare zone più depresse economicamente. Questo può portare, nel lungo periodo, a forme di emigrazione e perfino allo spopolamento. Ma ancora: i flussi turistici potranno crescere sensibilmente, permettendo a un numero maggiore di escursionisti il contatto con la montagna, ma aumentando al contempo la pressione sulle risorse naturali e sulle aree ad alto valore naturalistico di cui le Alpi sono ricche.

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Questi sono solo alcuni degli impatti possibili e che è opportuno conoscere in anticipo, per evitare di trovarsi impreparati di fronte a un nuovo assetto territoriale. Quello che è certo è che la ferrovia continuerà a ispirare nuove suggestioni e nuove opere d’arte ad esse collegate. Non sarà il fumo sputato fuori dalla locomotiva in un racconto di Calvino, o l’inizio dello sviluppo di Macondo (“Cent’anni di solitudine” di Garcia Marquez). Ma la vera speranza, a ben guardare, è che i nuovi treni riescano a sovvertire una regola che purtroppo non cambia da molti anni. È la legge di Murphy del viaggiatore, quella che afferma che “se il proprio treno è in ritardo, la coincidenza partirà in perfetto orario”.

Autore: Federico Cavallaro

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