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Fig. 1: Il momento prima della collisione. © TÜV Süddeutschland/dpa

Immagina: è sera, è tardi e sei stanco per la giornata appena trascorsa; sei alla guida della tua autovettura ed il tuo unico pensiero è arrivare presto a casa; stai percorrendo una strada in cui potresti muoverti “ad occhi chiusi”; tutto ti porta ad accelerare.

Davanti a te, all’improvviso, un animale selvatico di grande o media taglia!!!

Di riflesso, provi a frenare per evitare la collisione, ma sei troppo veloce e vicino all’animale, che, accecato dai fari, rimane disorientato e fermo davanti a te. Come te, non si aspettava di trovarsi in questa situazione.

Le ruote stridono sull’asfalto, un forte botto e poi il silenzio!

La macchina è ferma, tu sotto shock, tieni ancora premuto il pedale dei freni illuminando con i fanalini rossi posteriori l’animale investito e sdraiato sull’asfalto.

Sulle strade altoatesine, la scena che hai appena immaginato si ripete circa 900 volte ogni anno e comporta un danno economico agli autoveicoli stimato intorno a 4,2 milioni di euro*, oltre ai potenziali rischi per la salute degli automobilisti.

Fig. 2: Quasi 6.000 incidenti stradali legati alla fauna selvatica (registrati tra il 2012 e il 2018 nella Provincia Autonoma di Bolzano)

Cosa fare?

Se dovessi mai trovarti coinvolto in un incidente stradale con la fauna selvatica, la legge provinciale sulla caccia ti richiede di contattare, entro 24 ore dall’accaduto, il gestore del comprensorio venatorio competente, l’agente venatorio o gli appartenenti al Corpo Forestale Provinciale. In questo modo permetterai loro di rilevare dati sull’incidente e l’animale coinvolto. Se non dovessi sapere a chi rivolgerti, vanno bene anche la Polizia o i Carabinieri, avvertili!

Grazie a questa norma provinciale, l’associazione venatoria Alto Atesina (Südtiroler Jagdverband), è riuscita a raccogliere sistematicamente informazioni dettagliate su 5987 incidenti avvenuti negli ultimi 7 anni (2012-2018), mappandone la distribuzione.

Quali specie sono maggiormente coinvolte?

Gli incidenti avvenuti sulle strade altoatesine riguardano per la maggior parte due specie: capriolo (87 %) e cervo (12 %). Anche altre specie come rane, ricci, camosci, volpi, tassi e altri mustelidi sono vittime di incidenti, ma la loro piccola taglia incide in misura minore sul danno potenziale*.

Quando avvengono gli incidenti?

La semplice mappatura della distribuzione degli incidenti non è abbastanza esaustiva da riuscire a spiegare il fenomeno né a risolverlo. Tuttavia, i dati raccolti dall’Associazione Cacciatori permettono di identificare le ore del giorno e i mesi in cui questi incidenti avvengono con maggior frequenza e così di elaborare le migliori strategie preventive per proteggere sia la fauna che gli automobilisti, aumentando la sicurezza del manto stradale. Secondo i dati raccolti, gli incidenti con cervi e caprioli, avvengono soprattutto durante le ore giornaliere con luminosità ridotta in primavera e autunno, nonostante le loro differenze comportamentali e biologiche. Analisi comparative sul comportamento di queste specie hanno dimostrato, che proprio le ore di ridotta luminosità rappresentano i periodi di maggior attività giornaliere. La primavera e l’autunno rappresentano, invece, le stagioni con maggiori movimenti specie-specifici degli ungulati, per la ricerca cibo, riparo e riproduzione, gli stessi che poi rimangono coinvolti negli incidenti stradali.

Come comportarsi?

Gli incidenti stradali con la fauna selvatica non accadono casualmente e ci offrono la possibilità di riflettere sia sul nostro utilizzo dello spazio sia sulla considerazione che diamo agli altri, legittimi, abitanti del “nostro” territorio. Nella maggior parte dei casi gli incidenti avvengono in zone extraurbane dove le infrastrutture stradali frammentano (dividono senza possibilità di collegamento) gli habitat idonei a queste specie, costringendo quindi gli animali ad attraversare per trovare cibo, riparo e/o partner.

Esistono, fortunatamente nuove tecniche che permettono di individuare le cosiddette zone “calde” chiamate hotspots.

Una prima analisi sulle strade sudtirolesi ha evidenziato che i principali hotspots si trovano sulla S.P.24 Prato Isarco – Ponte Gardena nel comune di Castelrotto, sulla S.P.50 tra Prato allo Stelvio e Glorenza e sulla S.P.43 – Passo Furcia nel comune di Valdaora tra Casola e Rio Molino*. In queste tre aree è stata rilevata una concentrazione maggiore di incidenti, dovuti probabilmente alla conformità del territorio, alla qualità dell’habitat naturale frammentato dalle strade, alla quantità numerica delle specie presenti, al numero di autovetture che percorrono le strade e alla velocità veicolare sulle aree descritte.

Queste sono le zone da gestire nel futuro con strategie innovative e misure di prevenzione per aumentare la sicurezza stradale e ridurre la mortalità faunistica.

Per avere una panoramica sul fenomeno, ti invitiamo a visionare il documentario “Roadkill – La strage ignorata” di Marco Tessaro: https://vimeo.com/322769163.

In sintesi, il miglior consiglio che si possa dare è: riduci la velocità, specialmente di notte e in zone a bassa visibilità (anche se le conosci) e incrementa la tua attenzione verso le altre possibili e inaspettate presenze sulla strada.

Ricorda: lungo le strade non sei solo, anche se non lo sai!

Autori: Schwingshackl Fabian e Favilli Filippo con l’apprezzato sostegno dei colleghi del gruppo di ricerca Human Environmental Interaction.

*Lavoro prossimamente accessibile nel sistema bibliotecario Parmense.
Schwingshackl, F. (2019). Incidenti stradali tra autoveicoli e le specie capriolo (Capreolus capreolus) e cervo (Cervus elaphus) nella Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige. Analisi del fenomeno e proposte gestionali. Tesi di Master di I Livello in Gestione e Conservazione dell’Ambiente e della Fauna. Università Degli Studi Di Parma.
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  • Bel post e sono pienamente d’accordo con quanto è scritto. Vorrei soltanto condividere un’esperienza per sapere se altri nella mia condizione hanno trovato un maggiore sostegno. Io penso che al di là dell’attenzione degli autisti, anche le istituzioni devono essere più consapevoli del loro ruolo. Un paio di anni fa, ho trovato un riccio che era stato investito da una bicicletta nel giardino vicino a casa mia. Era quasi mezzanotte, non sapevo da quanto tempo era successo ma ho cercato comunque di prestargli soccorso. Ho chiamato il 112 per chiedere chi dovevo contattare perchè a mezzanotte non sapevo chi fosse disponibile. Mi aveva risposto un poliziotto che mi aveva detto di chiamare i carabinieri che a loro volta mi avevano suggerito di chiamare i vigili del fuoco. Chiamo i vigili del fuoco che mi rimandano l’ospedale perchè dovrebbe avere un veterinario di turno. Chiamo l’ospedale e cadono dalle nuvole non sapendo dell’esistenza di questo servizio. Morale della favola: dopo più di mezz’ora a fare chiamate con il riccio in serie difficoltà, esasperata ho chiamato la clinica aperta 24h su 24h che si è resa disponibile a curarlo anche se non avevano a disposizione un esperto di fauna selvatica. Purtroppo non sono riusciti a salvarlo perchè era in condizioni troppo critiche, però questa esperienza mi ha fatto capire che c’è un enorme gap tra i tuoi obblighi legislativi (prestare soccorso in caso di investimento di animale) e il supporto che dovresti ricevere per adempiere a questi obblighi legislativi.

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