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Omizzolo, 2018

Lupi del Centro “Uomini e Lupi” di Entracque (Italia) – © Omizzolo, 2018

Ci siamo mai fermati a chiederci cosa pensiamo degli animali selvatici? Quanto li conosciamo veramente o quanto affibbiamo loro una visione che è vera solo ai nostri occhi e per i nostri interessi?

Gli umani hanno eliminato i grandi predatori dalle Alpi, facendo perdere l’abitudine alla convivenza con essi. Il lupo è l’animale elusivo per eccellenza, l’essenza della libertà e dell’assenza di legami. Almeno ai nostri occhi. Una visione che però non corrisponde alla realtà ecologico-sociale dei lupi.

Siamo abituati a convivere con gli animali domestici e produttivi, sappiamo gestirli, comandarli e ricavarci un beneficio economico. In realtà fortemente antropizzate e indirizzate verso la produzione, come quella sudtirolese, è difficile immaginare lo spazio per la fauna selvatica “non produttiva”.

Abbiamo spazio per la natura “selvaggia”? O ci potrebbe interessare solo perché, magari, ci potremmo fare un business anche da lì?

Il lupo, grazie alla sua capacità di adattamento anche alle meno favorevoli condizioni ambientali e socioeconomiche, è riuscito a ritornare sugli Appennini e parte delle Alpi. L’ha fatto trovando da solo la propria strada, grazie soprattutto all’aumento delle superfici boscate, sviluppatesi in seguito all’abbandono dei territori montuosi da parte dell’essere umano e del conseguente aumento del numero delle sue prede naturali, gli ungulati selvatici, cervi, caprioli e cinghiali. Il lupo è stato aiutato anche dal cambio normativo che è avvenuto in Italia e in Europa negli anni 70, che ha visto il lupo diventare una specie non cacciabile e interamente protetta a livello italiano ed europeo (vedi Direttiva habitat, Convenzione di Berna, Decreti Ministeriali 1970 e 1976 e Legge sulla caccia 1992 [1]). Il lupo, che non è interessato ad altro se non ad essere lupo, ha ringraziato e si è piano piano riappropriato di un territorio che è sempre stato la sua casa.

Quanti sono i lupi in Italia?

Le stime ufficiali, a cui tutti dovrebbero riferirsi per evitare di credere e/o diffondere fake news, sono quelle date dal Ministero dell’Ambiente e dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), che parlano di circa 1500-2000 esemplari diffusi dalla Calabria al Piemonte, di cui circa 150-180 in ambiente alpino (dalla Liguria al Trentino, ma concentrati maggiormente in Piemonte).

La popolazione di lupi italiana, da un punto di vista strettamente naturalistico, gode di buona salute. In poco più di 40 anni, da quando il lupo è stato tolto dalla lista delle specie nocive e ne è stata vietata la caccia e l’avvelenamento (1971 e 1976 in Italia), è passata da meno di 100 esemplari a quasi 2000, dimostrando un notevole adattamento alle più disparate risorse trofiche e ai differenti ambienti presenti nel nostro paese.

Il lupo e l’uomo

Uomini e lupi hanno da sempre condiviso il territorio, spesso competendo per gli spazi e le risorse. Se da una parte il lupo, specialmente dei popoli del Nord Europa, del Nord America e dell’Asia, rappresenta il coraggio, la forza e l’armonia della Natura, nella società occidentale dal medioevo in avanti, il lupo ha assunto il ruolo di “cattivo”, di animale diabolico, rappresentazione del Male in terra. Questa visione tende anche a giustificare in parte il senso di vendetta che tanti umani hanno nei suoi confronti in seguito a danni da predazione al bestiame domestico e alla paura atavica che ancora ci portiamo dietro nei confronti di questo animale.

Il lupo è aggressivo?

Questa domanda viene posta continuamente, specialmente da chi non desidera favorire una pacifica convivenza con i lupi. Se dichiariamo che il lupo è aggressivo [2] dovremmo avere delle notizie sicure di umani “cacciati” volutamente dai lupi. Ma di questi casi non si trova traccia. Quindi, a meno che non consideriamo qualsiasi caso in cui umani e lupi vengono a contatto come un’aggressione, anche a seguito di atteggiamenti umani che abbiano recato un chiaro disturbo alla specie selvatica, non possiamo parlare di vere aggressioni, piuttosto di difesa. Lo stesso lo abbiamo visto già almeno un paio di volte con l’orso [3] in Trentino. Sia per il caso Daniza [4], che per Kj2 [5], sono risultate evidenti le responsabilità umane nel “contatto”, ma nessuna sanzione è stata somministrata all’umano in questione, mentre l’orso è stato “prontamente rimosso”.

La Direttiva Habitat, così come la Convenzione di Berna e le Leggi Regionali e Provinciali, prevedono già di non disturbare la fauna protetta (la “tutela” comprende il diritto ed il dovere di aver cura della fauna selvatica, di favorirne lo sviluppo, di garantirne l’habitat e di impedirne ogni disturbo).

La fauna selvatica, un’opportunità anche per gli scettici

La fauna può essere un’opportunità di sviluppo regionale? Nel mondo, ma anche in Italia, sono molti casi di valorizzazione della fauna selvatica a fini turistici. La fauna selvatica, specialmente quella più emozionalmente “vendibile” (ad esempio grandi mammiferi, rane, cuccioli, ricci), assieme alle pratiche che permettono una felice convivenza con essi, può attrarre una certa tipologia di turismo, molto diversa da quella al momento maggiormente presente sulle Alpi. Un’accoglienza e valorizzazione legate a fini turistici sarebbe un buon inizio per promuovere la conoscenza e l’accettazione sociale di questo animale. Secondo le stime della Coldiretti il turismo legato alla natura ha raggiunto in Italia il giro di affari record di 12 miliardi l’anno [6]. E se ci inserissimo anche il lupo? In Italia, infatti, in alcune zone il lupo viene già valorizzato come un’opportunità di sviluppo e occupazione [7], anche se in altre viene invece visto come un deterrente al turismo [8].

Per convincere gli scettici, o coloro che pensano che il lupo sia un deterrente turistico, basterebbe andare a cercare le esperienze di altri paesi a riguardo. In diversi luoghi del nostro pianeta, molte specie sono protagoniste di un vero e proprio settore turistico in grado di attrarre moltissimi viaggiatori ogni anno e creare un indotto non indifferente. Un esempio? Nel Parco di Yellowstone, considerando solo la stagione invernale, si stima che la presenza del lupo generi un indotto di quasi 5 milioni di dollari, con una crescita costante del 5% l’anno [9]. Considerando i poco più di 100 lupi presenti nel Parco di Yellowstone, è stato stimato che il valore economico di ciascun lupo si aggiri sui 50.000 euro all’anno. Una bella risorsa, presente anche sul nostro territorio, che ormai diverse cooperative hanno colto organizzando iniziative turistiche a tema: dalle gite all’alba per cercare di avvistare il lupo ad attività di wolf-howling notturne oppure escursioni invernali con ciaspole.

Quindi, potrebbe essere proprio il caso di dirlo, in bocca al lupo, viva il lupo!

 

Autore: Filippo Favilli

 

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