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La connettività ecologica è una delle tematiche chiave dell’Istituto per lo Sviluppo Regionale di Eurac Research sin dal 2011. Ne avevamo parlato già in un altro post su questo Blog, spiegandone l’importanza sia per il mantenimento della salute degli ecosistemi, sia per il contributo dato alla convivenza tra esseri umani e fauna selvatica. Purtroppo la mera conoscenza scientifica sull´importanza della connettività ecologica e della gestione delle interazioni tra uomo e fauna non è sufficiente (su questo tema abbiamo svolto un proficuo Workshop a novembre 2018), a meno che non si aggiunga a questa un aumento della consapevolezza personale, e soprattutto un aumento delle risorse umane e finanziarie, per poter lavorare concretamente sul campo, con le persone che ogni giorno si trovano a confrontarsi con questi problemi.

Eurac aveva già lavorato sulla connettività ecologica in progetti come BioREGIO Carpathians, Econnect e GreenAlps, analizzando lo stato della connettività nelle Alpi e nei Carpazi, ed evidenziando quanto la governance locale potesse influire sulla sua reale implementazione.

Il fatto di poter sviluppare una continuità delle progettualità permette di aggiungere conoscenza e strumenti a ciò che è stato fatto nei progetti precedenti, prendendo in considerazione nuovi problemi o la necessità di sviluppare nuovi approcci.

In questa continuità di progetti sulla connettività si inserisce l’ultima fatica dell’Istituto per lo Sviluppo regionale di Eurac, il progetto Alpine Space ALPBIONET2030.

Il progetto si è svolto da novembre 2016 a dicembre 2019 e ha visto la partecipazione di 14 partner da 6 paesi alpini e da diversi livelli: aree protette, istituti di ricerca, enti amministrativi, imprese private e ONG. La rete di organizzazioni di osservatori coinvolge più di 25 istituzioni, tra cui i responsabili politici, le regioni e il Segretariato della Convenzione delle Alpi. Capofila, anche in questo caso, come in Econnect e GreenAlps, è stata la Rete delle Aree Protette Alpine ALPARC.

Il progetto si è focalizzato sullo studio della connettività ecologica nell’area alpina, estendendosi questa volta anche all’area EUSALP, ovvero l’area di attuazione della Strategia Macroregionale Alpina.

I partner di ALPBIONET2030 hanno voluto realizzare un sistema coerente e complementare a livello alpino di Aree Strategiche di Connettività Alpina (SACA – fig. 1), che riflettesse le preziose e potenziali aree di connettività ecologica, definite su larga scala e implementate a livello di Regioni Pilota di Connettività Ecologica (in collaborazione con la Convenzione delle Alpi), una gestione integrata della fauna selvatica per le Alpi e un maggiore livello di deframmentazione nelle politiche settoriali (caccia, silvicoltura, agricoltura, turismo, sviluppo territoriale, ecc.). Per maggiori informazioni sul progetto, si rimanda alla pagina web ufficiale https://www.alpine-space.eu/projects/alpbionet2030/en/home).

Figure 1 – SACA in EUSALP (www.alparc.org)

Oltre a questo, Eurac Research ha voluto includere un nuovo obbiettivo, ovvero l’analisi delle interazioni e dei potenziali conflitti sociali tra sviluppo della società umana e benessere della fauna selvatica, e in generale con i processi della natura. Ciò che in letteratura e tra gli esperti vengono chiamati “Human-Nature/Wildlife Conflicts”.

L’Istituto per lo Sviluppo Regionale di Eurac ha guidato il pacchetto di lavoro WP T5, al quale hanno partecipato tutti i Partners, con l’obiettivo di sviluppare linee guida per la prevenzione e la gestione dei conflitti uomo-natura, in particolare attraverso tecniche di mediazione e percorsi partecipati. Dato che i conflitti uomo-natura possono essere di natura diversa e si verificano in contesti sociali molto differenti, l’obbiettivo del WP T5 è stato quello di analizzare varie tipologie di conflitto per sviluppare un approccio di gestione e risoluzione in situazioni molto diverse tra loro. Ciò che in tre anni di lavoro sul campo è emerso è che per giungere a delle soluzioni condivise sono necessari un ascolto di tipo attivo, la comprensione del problema da diversi punti di vista  e la volontà di dialogare. Ma non solo.

Cosa è stato fatto concretamente? Nella prima fase, sono state effettuate delle visite nelle aree pilota del progetto (Fig.2), confrontandosi con esperti locali e gestori delle Aree Protette, al fine di ottenere informazioni su varie tipologie di conflitti in atto e su come essi venissero affrontati. Successivamente, in accordo con i partner locali, sono stati selezionati i casi di conflitto ove era opportuno sperimentare un percorso di gestione del conflitto, stimolando le comunità locali ad una attiva cooperazione per definire le migliori strategie per una loro risoluzione.

Figure 2 – aree pilota del progetto ALPBIONET2030

Il lavoro svolto nei tre anni di progetto, da tutte le esperienze nelle Aree Pilota e dai confronti avuti con i vari portatori di interesse, esperti e amministratori, ha portato alla stesura di un Toolkit, uno strumento operativo utilizzabile da decisori, ma anche da ricercatori, associazioni, o da chi è toccato da questo tipo di conflitti, al fine di comprendere step-by-step i principali elementi di “conflict management”, e poter quindi definire un percorso ad hoc per il proprio caso.

L’esperienza del progetto ALPBIONET2030 ha evidenziato, ancora una volta, la necessità di sviluppare e implementare progetti che producano strumenti operativi concreti e subito utilizzabili, al di là delle molte raccomandazioni che si producono in queste tipologie di progetti, sempre importanti ma spesso non implementate per mancanza di fondi. Anche un processo di risoluzione conflitti non è un percorso a costo zero, in quanto se il conflitto si trova oltre una certa soglia è necessario coinvolgere esperti esterni. L’utilizzo di un toolkit dettagliato potrebbe però contribuire a prevenire i conflitti o, nel caso in cui il conflitto sia già in corso, a suggerire strategie per l’autogestione, o a capire quando è necessario un aiuto esterno. Tutto ciò può contribuire a snellire il processo, impostando fin da subito un buon percorso di gestione del conflitto, e a pesare, in termini di costi, solo su quelli “esterni”, ovvero sulle competenze di mediazione che in taluni casi dovessero risultare necessarie.

Il toolkit è stato appena pubblicato come output finale del pacchetto di lavoro WPT5 di ALPBIONET2030 e può essere liberamente scaricato dal sito web del progetto: https://www.alpine-space.eu/projects/alpbionet2030/en/project-results

Sul toolkit stesso è stato appena pubblicato un articolo che ne spiega motivazioni, esperienze e modalità di utilizzo: http://www.antjournals.org/index.php/ijerat/article/view/373

Autori: Filippo Favilli, Federica Maino, Isidoro De Bortoli

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