Reading Time: 3 minutes

Le Alpi, proprio per la loro posizione centrale rispetto all’Europa, sono territori di passaggio e di movimento di persone. Questa regione attrae numerose persone per via della sua vitalità economica e dell’alta qualità della vita. Ma le Alpi, specialmente le valli interne con i loro Comuni, sono anche territori di permanenza dove le persone risiedono stabilmente da generazioni e generazioni. Dall’incontro di queste due tendenze si hanno continui cambiamenti nella demografia e nelle caratteristiche socioeconomiche della regione, che occorre analizzare.

I motivi che spingono le persone a migrare nella regione alpina sono vari: ad esempio per cercare o svolgere un lavoro, per vivere e far crescere i propri figli in un ambiente rurale e semplice, per ritrovare la propria famiglia che qui era migrata anzitempo, oppure in attesa del permesso di soggiorno per poi eventualmente decidere di rimanere o ripartire verso altre destinazioni.

Nel momento precedente e al proprio arrivo le persone hanno bisogni diversi dal punto di vista sociale, interpersonale, culturale, socio-economico, abitativo, legale. Ad esempio hanno bisogno di informazioni riguardo le procedure burocratiche per ottenere la residenza, iscrivere i propri figli a scuola, accedere ai servizi comunali, al sistema medico-sanitario, affittare un appartamento. O molto semplicemente hanno il desiderio di iniziare a stringere relazioni con altre persone, praticare attività ricreative, conoscere il territorio in cui sono arrivati. Tuttavia nella maggior parte dei casi, queste persone non parlano la lingua locale, e inoltre non hanno una conoscenza approfondita della cultura e dei processi sociali del luogo in cui arrivano, per cui tutti questi step possono diventare difficili.

Molti di questi bisogni fanno riferimento al livello amministrativo comunale. È dunque indispensabile che i Comuni sviluppino politiche di pianificazione sociale che promuovano una cultura dell’accoglienza (welcoming culture). Questa si può definire come un’apertura all’interculturalità, ovvero predisporre un quadro positivo per favorire una comunità dove i migranti possano integrarsi con la popolazione che li accoglie. Quando parliamo della cultura dell’accoglienza prendiamo in considerazione molteplici aspetti.  Da un lato il riadattamento dei servizi alle esigenze dei migranti, predisponendo ad esempio un ufficio di accoglienza dove ottenere le informazioni necessarie, o rendendo le informazioni disponibili in più lingue, oppure ancora organizzando eventi di accoglienza in cui vengono create le condizioni per la conoscenza reciproca.

La promozione della cultura dell’accoglienza nei comuni da un lato presuppone l’esistenza di reti funzionanti di collaborazione fra gli attori locali, ad esempio associazioni, imprese e cooperative, amministrazione comunale e sovracomunale e dipartimenti provinciali. Queste reti possono facilitare l’ideazione e la sperimentazione di soluzioni innovative e appropriate ai bisogni di integrazione dei migranti, che favoriscano la coesione sociale della comunità. A un livello interpersonale la cultura dell´accoglienza prevede anche l´esistenza di un atteggiamento aperto e libero dai pregiudizi, nonché una competenza interculturale e una disponibilità alla comunicazione attraverso l’utilizzo di nuove “cornici” di linguaggio e metafore.

Per la comunità, il beneficio di avere interiorizzato una cultura dell’accoglienza sta nell’opportunità di sviluppare strategie per essere più pluralista, più coesa e dunque più resiliente di fronte ai cambiamenti. In questa prospettiva la migrazione viene letta come scambio proficuo fra persone, che favorisce l’innovazione e la dinamicità sociale, un’opportunità di apertura alla collaborazione e al confronto fra i comuni e gli attori locali nelle aree rurali alpine. Inoltre, i nuovi arrivati contribuirebbero a compensare l´effetto negativo di alcuni fenomeni demografici che stanno accadendo nelle aree rurali alpine, fra cui spopolamento, “fuga dei cervelli”, aumento dell’età media della popolazione, rivitalizzando settori produttivi abbandonati, favorendo inoltre il ripopolamento e il presidio del territorio.

Il progetto PlurAlps di Interreg-Spazio alpino mira proprio alla ricerca di soluzioni per raggiungere questi obiettivi nei comuni periferici delle Alpi. Attraverso un’analisi dello status quo dei servizi in alcuni comuni pilota, delle relazioni di cooperazione tra gli attori locali e del quadro normativo in termini di spazio di manovra dei vari enti amministrativi e politici, si vuole andare a ricercare i bisogni che una comunità ha per promuovere la welcoming culture. Un ulteriore risultato atteso è quello di sviluppare strumenti innovativi di pianificazione sociale facilmente utilizzabili dai comuni.

 

Autrici: Cristina Dalla Torre e Miriam L. Weiss

 

Links di approfondimento

Progetto PlurAlps

ArgeAlp – Progetto di costruzione: Fuga e migrazione

Il volto dei migranti – Salto.bz

Migranti e lavoro: una ricerca sfata alcuni falsi miti

Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Fill out this field
Fill out this field
Please enter a valid email address.

Menu