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CC-BY-0: Unsplash

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Il miglioramento della connettività ecologica e la valorizzazione dei servizi ecosistemici, attraverso lo sviluppo di un processo partecipativo con le popolazioni locali, rappresentano nuove sfide per le aree protette alpine al fine di migliorare il proprio sistema di “governance” e identificare nuove forme di auto finanziamento in tempi di crisi.

GreenAlps in generale
Il progetto “GreenAlps – connecting mountains, people, nature”, finanziato nell’ambito del programma Alpine Space, include otto partner da tutto l’arco Alpino (Italia, Francia, Austria, Germania, Liechtenstein e Slovenia) che rappresentano istituti di ricerca, associazioni e quattro aree pilota rappresentate da Parchi Nazionali e Regionali in Italia, Austria, Germania e Slovenia.

Il progetto è stato sviluppato partendo dalla consapevolezza che, nonostante numerose indagini abbiano evidenziato l’immensa ricchezza della biodiversità alpina e i benefici che da essa derivano, tali conoscenze non sono universalmente adottate dalla politica e dagli operatori.

GreenAlps, partendo dalla capitalizzazione dei risultati di progetti chiave sulla connettività ecologica e la conservazione della biodiversità svolti nell’ambito del programma finanziario di cooperazione internazionale Alpine Space 2007 – 2013, vuole contribuire allo sviluppo di una nuova politica di conservazione ambientale efficiente e sostenibile che tenga in considerazione i bisogni reali delle popolazioni locali e dell’ambiente.

Attraverso l’analisi dei passati progetti, GreenAlps vuole identificare i gaps nella loro implementazione e diffusione, evidenziando le nuove sfide e le nuove strategie da adottare al fine di aiutare le aree protette ad essere attori sempre più efficienti dello sviluppo locale promuovendo la valorizzazione delle loro amenità naturali.

L’analisi diGreenAlps (Work Package 4 – Governance in Protected Areas – portato avanti da EURAC – Istituto per lo Sviluppo Regionale ed il Management del Territorio) è iniziata compilando un database al fine di inserire e comparare i risultati e le metodologie dei progetti ECONNECT, recharge.greene molti altri (SILMAS, AlpWaterScarce, Manfred, etc.).

Il fine della capitalizzazione dei progetti era di identificare eventuali gaps nei project Life cycle, ovvero evidenziare le fasi di sviluppo di ogni progetto, dalla sua generazione fino all’implementazione e alla diffusione. La domanda a cui si è cercato di rispondere era: “Qual è il destino dei risultati dei progetti dopo la conclusione del progetto stesso?”. “Quali attori intervengono nella generazione di un progetto?” “Su quali necessità un progetto viene costruito?”.

La raccolta dei risultati è stata effettuata tramite ricerca web e contattando direttamente le aree pilota e i partner dei vari progetti. Purtroppo, come spesso accade, le informazioni reperibili in rete (ma anche dagli addetti ai lavori) si sono rivelate spesso incomplete e non soddisfacenti per un’analisi completa. Si è proceduto quindi all’aggiunta di visite in campo (non inizialmente previste dal progetto) per investigare meglio la situazione locale delle 4 aree pilota specialmente riguardo il rapporto tra parco e popolazioni locali. Si è capito che senza un dialogo reale con chi vive e lavora in queste aree non sarebbe stato possibile ottenere le informazioni necessarie (e sincere).

I successivi workshop svolti nelle aree pilota hanno dato la possibilità ai ricercatori di EURAC di instaurare con i portatori di interesse locali un dialogo profondo e costruttivo, fatto di critiche verso le aree protette e la legislazione regionale e nazionale, ma anche di opportunità che possono scaturire da un’incrementata collaborazione tra parco e comunità locali rispetto ai temi della connettività ecologica e dei servizi ecosistemici. È molto interessante vedere quanto in realtà la maggior parte delle persone che vivono in un’area protetta abbia una visione positiva della stessa.

La diversa partecipazione degli stakeholder locali ai workshop (alta in Germania, media in Austria e Italia, molto bassa in Slovenia) ha permesso di capire la percezione che essi hanno dell’area protetta nel loro territorio e le opportunità che vedono ad essa legate. È stato cosi possibile identificare i “needs” di ogni singola area: i bisogni delle popolazioni, le carenze nel sistema amministrativo, le idee e aspettative delle categorie economiche per utilizzare la presenza del parco in modo costruttivo e rivolto al futuro.

I “needs” delle aree pilota
Ogni area pilota ha le sue caratteristiche e necessità che provengono dalla sua storia.

Nel Parco Regionale Prealpi Giulie, i cinque comuni che intervengono sull’area del parco non riescono, per ragioni storiche e per un eccessivo “campanilismo”, a superare le differenze locali, lavorando insieme come un’unica comunità. Le comunità locali si sentono in qualche modo danneggiate dalla presenza del Parco, nonostante nessun paese sia effettivamente incluso nei confini del Parco stesso, in quanto limitati nelle loro storiche attività di utilizzo del territorio e “custodi” di un bene utilizzato da altri. Il Parco stesso manca di un piano strutturale che possa agire come uno strumento operativo per creare sviluppo locale. Il Parco, a causa della sua posizione remota, la piccola estensione e la continua riduzione dei fondi regionali, non riesce a portare a termine la sua missione principale che consisterebbe, assieme alla protezione della biodiversità, proprio nella promozione della cooperazione tra le varie municipalità. C’è da dire che tutta l’area interessata dal parco soffre per i problemi tipici delle zone montane, ovvero spopolamento, invecchiamento della popolazione e mancanza di imprenditoria giovanile. L’estrema vicinanza che ha con il Parco Nazionale Triglav in Slovenia, ha permesso in passato di instaurare molti progetti comuni transfrontalieri, ottenendo anche la qualifica di “area protetta transnazionale” da Europarc (unica area protetta in Italia). La situazione che è al momento presente non consente però l’avvio di ulteriori progetti transnazionali, specialmente riguardo l’instaurazione di una rete ecologica e la valorizzazione dei servizi ecosistemici.

Molto simile è la situazione nel lato sloveno. Il Parco Nazionale Triglav ha un’estensione pari al 4% della Slovenia e ospita al suo interno numerose comunità e paesi. Anche su questo lato delle Alpi Giulie la notevole diminuzione dei fondi statali non permette più di agire concretamente per il recupero e la protezione del paesaggio culturale e naturalistico. Il Parco sta arrivando ad una situazione in cui nemmeno le attività di base possono essere assicurate, trovandosi costretto a diminuire ulteriormente il personale. Questa situazione si riflette sull’intera regione. La mancanza di opportunità lavorative, le basse capacità economiche delle popolazioni locali, le restrizioni date dalla presenza del Parco e gli alti prezzi delle case si riflettono in una sempre maggiore insoddisfazione da parte delle popolazioni locali che non si sentono sufficientemente coinvolti nella gestione del parco stesso e nel processo decisionale.

L’Austria, rappresentata dal Parco Nazionale Kalkalpen (Upper Austria), e in maniera minore dal Parco Nazionale Gesäuse (Styria) e dalla riserva faunistica Dürrenstein (Lower Austria), si trova in un momento in cui la cooperazione tra i diversi stati federali risulta sempre più necessaria. Lo spopolamento delle aree montane assieme ad una generale diminuzione delle presenze turistiche mette in luce i problemi che la gestione strettamente federale delle aree naturali finora adottata non ha saputo risolvere. Le attività portate avanti durante il progetto ECONNECT non hanno dato, purtroppo, i risultati sperati, generando una ulteriore disaffezione da parte dei portatori di interesse verso i progetti europei (“too many words, no actions”). Chi vive e lavora in quest’area esprime chiaramente la necessità di incrementare la collaborazione interstatale e di sviluppare protocolli comuni sui temi della pianificazione territoriale, della connettività ecologica, della gestione dei servizi ecosistemici e dei programmi turistici. ECONNECT ha però stimolato la necessità della cooperazione inter-statale, promuovendo la nascita di un progetto di connettività ecologica tra 3 stati federali “Netzwerk Naturwald”, che rappresenta il primo passo verso una maggiore cooperazione inter statale e il superamento delle barriere amministrative.

La regione del parco nazionale Berchtesgaden in Germania, può dare l’idea di rappresentare il “parco perfetto”. Fondi statali che provvedono per il 100% delle necessità amministrative (per quanto anche qui si noti una generale diminuzione), i cinque comuni interessati dalla presenza del parco che lavorano insieme per un “piano di sviluppo locale”, collaborazioni transfrontaliere con l’area protetta Weißbach in Austria avviate con una stretta di mano e funzionanti. Nonostante tutto questo, gli stakeholder locali soffrono per la mancanza di organizzazione relativa alla produzione e vendita dei prodotti locali e dalla mancanza di una piattaforma di confronto e di sviluppo di nuovi progetti.

Nonostante le ovvie differenze locali, il tema comune evidenziato durante GreenAlps è risultato essere la volontà di essere coinvolto nel processo decisionale da parte di chi vive e lavora nelle aree protette.

Il Parco, nonostante le “proibizioni” che porta con sé, è ancora visto (o forse mai come adesso) come una piattaforma per il confronto e le opportunità, una “zona franca” dove superare le differenze locali e lavorare insieme per il futuro.

Quali sfide per il futuro?
In che maniera un progetto di capitalizzazione può contribuire allo sviluppo locale ASSIEME all’instaurazione, protezione e mantenimento di una rete ecologica regionale e transnazionale?

Il ruolo di un programma finanziario internazionale con focus sull’arco alpino dovrebbe essere di fare tesoro delle esperienze portate avanti finora e di incoraggiare lo sviluppo di nuovi progetti da cui le comunità locali e gli stakeholder possano trarre benefici concreti.

Specialmente in periodo di crisi finanziaria globale, i cittadini hanno bisogno di vedere che i loro soldi vengono utilizzati in maniera efficiente e con finalità oggettive e concrete. Troppo spesso i progetti europei non hanno prodotto cambiamenti tangibili nelle aree pilota ma si sono limitati a raccogliere idee, speranze e anche malumori in report che, di fatto, non sono stati letti e soprattutto implementati da nessuno. Il problema fondamentale risulta essere sempre la mancanza di risorse finanziarie, specialmente alla fine di un progetto. Molto spesso i progetti non vengono costruiti sulle reali necessità di un’area e non prevedono in molti casi una reale implementazione delle attività.

GreenAlps, agendo direttamente con chi ogni giorno si trova a confrontarsi con la dura realtà delle aree montane e con le “limitazioni” imposte dalla presenza di un’area protetta, vuole spostare l’attenzione della Convenzione Alpina sui problemi reali ed essere un primo step verso nuove forme di collaborazione tra le comunità locali, tra i parchi di confine e con le istituzioni di ricerca.

I temi della connettività ecologica e dei servizi ecosistemici possono essere usati in tal senso, proprio perché entrambi necessitano di un’allargata visione dell’ecosistema “beyond the human borders”.

È oramai risaputo e già ne abbiamo parlato in questo blog, che la connettività ecologica necessita di un’allargata collaborazione, anche transnazionale per decidere e coordinare le attività, ma che le singole azioni devono essere poi svolte a livello locale.

Un ecosistema che abbia continuità ecologica provvede in maniera più efficiente alla provvisione dei suoi stessi servizi e permette una visione dell’ambiente oltre il proprio “piccolo orto”.

Per fare questo, però, deve esserci innanzitutto la volontà delle persone e degli amministratori locali di identificare il(i) tema(i) da cui iniziare una nuova collaborazione.

Adattare la strategia di sviluppo alle necessità locali
EURAC ha svolto, nell’ambito del Work Package 4, una SWOT (Strenghts, Weaknessess, Opportunities, Threats – Punti di Forza, punti di Debolezza, Opportunità, Rischi) per ogni area pilota sul tema considerato di maggiore interesse e con più ampie prospettive per lo sviluppo locale dalla popolazione e dagli stakeholder.

Il Parco Nazionale Berchtesgaden porta avanti, dopo il progetto ECONNECT, la sua strategia per il miglioramento della connettività ecologica e quella per la valorizzazione degli ESS, ma manca di alleanze tra le varie categorie economiche. Per questo motivo, ci siamo concentrati sullo sviluppo di un’associazione di stakeholder che permetta la produzione, vendita e distribuzione in loco dei prodotti locali utilizzando il parco e la Biosfera UNESCO come garanzia di qualità.

Il Parco Nazionale Kalkalpen (Lower Austria), assieme al Parco Nazionale Gesäuse (Styria) e alla riserva Durrenstein (Upper Austria), vuole promuovere la connettività come tema legante tra i 3 stati federali austriaci, per stimolare, seguendo l’esempio della Natura, la “connettività” anche tra le comunità locali ricadenti nel territorio del parco. Per giungere a tale obbiettivo hanno sviluppato un progetto “Netzwerk Naturwald” (Rete delle foreste) in cui identificano le aree più idonee per una rete ecologica interstatale e le azioni necessarie (a livello fisico, sociale e legale) per la sua concreta attuazione. La SWOT svolta da EURAC prende in considerazione l’opportunità di candidare l’area a Biosfere UNESCO al fine di stimolare il governo centrale a sviluppare un programma quadro nazionale per la connettività, incrementare e diversificare le offerte turistiche, diffondere una nuova cultura ambientale tra le popolazioni e creare opportunità di sviluppo locale, specialmente per le nuove generazioni.

Il Parco Nazionale Triglav in Slovenia necessita di rinsaldare il rapporto con le popolazioni locali e di mostrare le opportunità di sviluppo locale concrete legate alla sua presenza. Come detto, le popolazioni non si sentono parte della comunità del parco e del processo decisionale. La presenza di una Biosfera UNESCO, in questo caso, non viene vissuta come un’opportunità ma solo come un ulteriore onere amministrativo da gestire. Questa insofferenza delle popolazioni può essere vista anche attraverso le difficoltà nella gestione del traffico automobilistico turistico all’interno del Parco stesso. A causa della continua diminuzione dei fondi di base e di personale, mancano la volontà ed i mezzi per esplorare nuove forme collaborative con le popolazioni e diffondere la consapevolezza ambientale necessaria per proteggere questo patrimonio.

Il forte interesse mostrato nell’esplorare nuove forme di mobilità possono portare all’apertura di nuovi mercati “verdi”, alla crescita di consapevolezza verso il concetto di sostenibilità e all’utilizzo del Parco come marchio di qualità commerciale.

Il Parco Regionale Prealpi Giulie, limitato dalla sua estensione e dalla presenza di forti lobbies locali (es. cacciatori), deve incrementare la partecipazione dei cittadini per farsi promotore di sviluppo economico locale basato sulle reali necessità delle popolazioni. L’allargamento dei confini del Parco e l’inclusione all’interno della Biosfera Triglav vengono valutate come opportunità per entrare a far parte di un circuito riconosciuto a livello internazionale e utilizzare la visibilità positiva che questo può portare.

Conclusioni
Gestire un’area protetta non è cosa facile.

Le quattro aree pilota di GreenAlps, per quanto accomunate dal paesaggio tipicamente alpino che proteggono, ci mostrano quattro attitudini diverse da parte dello stato centrale e delle comunità locali nei loro confronti. Tutte le informazioni raccolte durante GreenAlps dal WP4 permettono di tirare delle conclusioni generali riguardo la governance, la Connettività Ecologica e la gestione dei Servizi Ecosistemici.

Il contatto diretto con le popolazioni, gli amministratori e i portatori di interesse delle aree pilota, attraverso le visite in loco e i workshop ci mostrano che non è più tempo per una politica di conservazione fatta solo attraverso i divieti, escludendo a priori la presenza umana. Il mero protezionismo dell’ambiente, senza la presenza umana, è un modello che non può più funzionare. Le popolazioni vogliono sentirsi coinvolte, non vogliono più guardare alle aree protette come a delle scatole chiuse a cui non è permesso loro l’accesso. Se vogliamo ancora proteggere l’ambiente dall’uomo dobbiamo integrarle e fare in modo che l’uomo e le sue attività divengano strumenti essenziali per lo sviluppo locale. Le Aree Protette e le loro popolazioni vogliono diventare attori principali per l’economia locale e nazionale.

Le aree protette, per poter continuare nella loro missione, devono essere in grado di farsi promotori del passaggio fondamentale da “conservazione della Natura” a “integrazione della Natura” nelle politiche di sviluppo regionale. Un nuovo approccio è necessario per un concreto sviluppo regionale. Lo stesso approccio utilizzato per l’instaurazione di una rete ecologica e per una gestione efficiente dei Servizi Ecosistemici. Al di là dei confini e delle differenze locali, concentrarsi su ciò che accumuna piuttosto su ciò che divide.

Quali sfide quindi per le Aree Protette?

  • Trovare il giusto bilancio tra Uomo e Natura.
  • Diffondere una cultura della “condivisione” e non più della “divisione”.
  • Essere piattaforme aperte di confronto, di critica, ma anche di crescita comune.
  • Essere il capofila di nuovi progetti incentrati sulle risorse locali.
  • Diventare il portavoce a livello nazionale delle necessità delle popolazioni e dei portatori di interesse locali.

Giungere all’utopico obbiettivo di non avere più la necessità delle Aree Protette.

Autore: Filippo Favilli

Link utili

 

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