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CC-BY: Unsplash

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Cos’è la connettività ecologica?
La connettività ecologica (ecological connectivity) è una disciplina scientifica il cui fine è di permettere la convivenza tra fauna selvatica e esseri umani, sviluppando una rete integrata di strade, aree industrializzate, aree verdi e corridoi ecologici. Una funzionante connettività ecologica permette all’ecosistema di continuare a fornire i servizi di cui noi beneficiamo ogni giorno, spesso senza saperlo (aria ed acqua pulite, foreste, suolo, bellezza paesaggistica, ecc.). La connettività ecologica a livello regionale, nazionale e trans-nazionale è un requisito minimo necessario per mantenere delle popolazioni selvatiche sane e vitali e un habitat di qualità. La presenza di infrastrutture umane (es. autostrade, paesi, industrie, aree turistiche) che letteralmente frammentano gli habitat naturali, le legislazioni diverse di stati confinanti e la bassa consapevolezza ambientale possono causare barriere insormontabili alla connettività ecologica e alle specie di fauna selvatica ad alto movimento, creando anche spiacevoli condizioni di potenziale conflitto con l’uomo.

La continuità ambientale viene assicurata attraverso la messa in opera delle “infrastrutture verdi” (green infrastructures).
Le green infrastructures (GI) possono essere definite come un insieme di tecniche per una strategica e olistica pianificazione ambientale. Le GI mirano a migliorare l’abilità della natura di fornire i servizi ecosistemici di cui noi beneficiamo, superando la frammentazione ambientale connettendo tra loro gli habitat naturali e semi naturali.

Queste tematiche sono di forte attualità in Europa, continente in cui il progresso umano ha letteralmente “frammentato” l’ambiente naturale in piccole porzioni disconnesse tra loro. La Comunità Europea, per “riparare” a questa situazione promuove il ripristino della connettività ecologica ed il connubio uomo-fauna attraverso bandi internazionali per il finanziamento di progetti locali ed internazionali. A tal proposito ricordiamo che gli animali e l’ambiente non si fermano alle frontiere.

Umani e fauna selvatica: diversi ma con le stesse necessità di comunicazione
Nella nostra società, grazie ai sistemi di trasporto ed agli strumenti informatici di cui disponiamo sappiamo che possiamo liberamente muoverci e comunicare tra noi in qualsiasi momento. La nostra società è strutturata in modo tale da permettere le comunicazioni e gli spostamenti in libertà, senza barriere che frenino o impediscano i nostri bisogni. Come esseri umani abbiamo un elevato bisogno di socialità, in quanto senza l’interazione con gli altri non potremmo definire chi noi siamo.

Anche gli animali selvatici hanno bisogno di “comunicare” tra loro e di avere ambienti adatti allo svolgimento delle loro attività a seconda delle loro necessità ecologiche. Per i vertebrati terrestri, i principali fattori che determinano l’idoneità di un territorio sono la disponibilità di cibo, la presenza di siti adatti alla riproduzione e al riparo, la presenza di specie competitrici o preda e la presenza di altri individui. Molte specie animali, i grandi carnivori in particolare (lupo, orso, lince), necessitano di grandi porzioni di territorio per la ricerca delle risorse necessarie al loro sostentamento. A titolo di esempio, una lince ha un territorio di caccia che si può espandere fino a 450 km2 (un’estensione pari al doppio del comune di Malles-Venosta) a seconda delle caratteristiche locali. Un orso percorre fino a 40km al giorno in cerca di territori adatti.

Conseguenze della frammentazione ambientale
In Alto Adige possiamo citare gli incidenti avvenuti sulla statale del Brennero a Aprile 2012 e sulla superstrada Merano-Bolzano a Giugno 2012 che hanno provocato la morte di due esemplari di orso bruno, fortunatamente senza conseguenze per gli occupanti dei veicoli.
Non potendo più “comunicare” e “scambiare i geni” con gli altri membri della propria specie, gli individui che si ritrovano isolati in una porzione di territorio risulteranno più vulnerabili alle pressioni esterne come ad esempio i cambiamenti climatici. A causa dell’impedimento allo scambio genetico si può assistere ad un aumento degli incroci tra individui imparentati, che può causare difetti e malattie ereditarie. La discontinuità spaziale degli ecosistemi è, quindi, una delle cause principali per la perdita locale di specie animali, specialmente se in cima alla catena alimentare ed ecologica, come i grandi mammiferi predatori. Questo comporta una progressiva e consistente diminuzione della qualità degli habitat con ripercussioni ecologiche e salutari anche sulla specie umana stessa. Quella che si direbbe una “No-win situation” (o lose-lose – sconfitta per entrambe le parti).

EURAC per la connettività ecologica
Sempre più studi a livello europeo e mondiale evidenziano la necessità di riconnettere gli habitat naturali e di stimolare la convivenza tra l’uomo e la fauna selvatica. L’Istituto per lo Sviluppo Regionale e il Management del Territorio di EURAC ha iniziato ad interessarsi di connettività ecologica nel 2008 con il progetto ECONNECT (programma di finanziamento Europeo Alpine Space), nel 2011 con il progetto BioREGIO (programma di finanziamento Europeo South East Europe) e attualmente sta preparando un nuovo progetto europeo per aumentare la sicurezza stradale prevendo gli incidenti stradali con la fauna selvatica. ECONNECT e BioREGIO hanno studiato, tramite strumenti informatici di analisi territoriale, lo stato della connettività ecologica delle Alpi e dei Carpazi. I due progetti, seppur con metodologie diverse, hanno effettuato una valutazione oggettiva delle principali barriere alla connettività, sia in termini generali (permeabilità del territorio), sia specifici per certe specie animali (es. lince, lupo, orso, lontra). Ulteriormente sono state analizzate l’attitudine sociale verso la fauna selvatica delle popolazioni umane residenti e le leggi europee, nazionali e locali che regolano la protezione della biodiversità, la caccia e la costruzione di nuove infrastrutture (barriere legali e socio-economiche). I due progetti miravano ad elaborare specifiche raccomandazioni per migliorare e ripristinare la connettività ecologica in queste due importanti catene montuose europee, evidenziando i benefici in termini ambientali, educativi ed economici, che questo avrebbe comportato.

Il ruolo delle green infrastructures
Le green infrastructures, in contrapposizione alle “grey” (grigie), non sono solo opere ingegneristiche che possano fisicamente permettere alla fauna selvatica di superare le nostre barriere stradali e architettoniche (es. ponti verdi, sottopassaggi), ma si riferiscono soprattutto ad una revisione del nostro utilizzo degli spazi naturali e semi naturali per assicurare la fornitura dei servizi ecosistemici necessari alla nostra vita. Il principio alla base delle GI è che una porzione di territorio può ovviare a molteplici funzioni, offrire notevoli benefici a noi ed alle specie selvatiche, mantenendo gli ecosistemi ad un alto livello di salute. Le GI si ritrovano anche in un nuovo modo di intendere la pianificazione territoriale, prendendo in considerazione i bisogni di tutte le specie, assicurando il bilancio e l’armonia ecologica. Ulteriormente, nella creazione di nuovi spazi verdi per piante, animali e esseri umani tutti, da cui possiamo ricevere benefici “invisibili” come luoghi ricreazionali, aria più pulita, protezione da inondazioni ed una continua fornitura di acqua incontaminata.

Le GI non servono solo agli ambienti naturali, ma possono essere parte integrante anche del nostro sistema urbano. Parchi, sentieri, tetti e muri verdi nelle nostre città possono contribuire a sviluppare una rinnovata vicinanza con gli altri abitanti dell’ambiente naturale, migliorando allo stesso tempo la nostra salute e proteggendo la biodiversità. Come si dice, una win-win situation (Vittoria per entrambe le parti).

Autore: Filippo Favilli

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3 Comments. Leave new

  • questo è un tema più che mai attuale, l’uomo sta distruggendo il mondo….dobbiamo fare qualcosa di concreto per fermare la nostra auto distruzione

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  • Fa molto riflettere, e bisognerebbe fare di più, tutti

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  • Si è verissimo. È necessario sensibilizzare e istruire la popolazione in merito a queste tematiche. L’inquinamento non accenna a diminuire e nelle grandi città si vedono sempre più mascherine sui volti delle persone. Basterebbe anche solo adottare mezzi di trasporto più ecologici e sostenibili per fare la differenza.

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