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L’agricoltura sociale viene considerata come l’insieme delle pratiche agricole innovative, inclusive, partecipate e generative (Carta dei Principi dell’Agricoltura Sociale, 2015) finalizzate all’inclusione sociale e lavorativa di persone svantaggiate, che possano contribuire all’erogazione di servizi di tipo ricreativo, educativo e assistenziale (Di Iacovo, O’ Connor, 2009).

Secondo il Report dell’Agricoltura Sociale (2018), le esperienze di agricoltura sociale presentano le caratteristiche del welfare generativo, avente lo scopo di sviluppare pratiche per una crescita trasversale del territorio, favorendo la crescita, le competenze e le professionalità delle persone che sono a rischio esclusione sociale, e dall’altra fornendo gli strumenti per la creazione di comunità coese, intelligenti e competitive, in grado di dare risposte significative e competenti alla popolazione e al tessuto produttivo, consentendo la permanenza sul territorio e l’attrazione di nuovi abitanti.

«Un imprenditore agricolo, un’azienda agricola, deve tener conto del fatto che non si può produrre senza tener conto dell’ambiente, dei diritti delle persone… temi che non per forza sono specifici nelle politiche del welfare e/o di inserimento lavorativo, ma che sono di dominio pubblico. Quindi fare agricoltura oggi significa avere una visione a 360⁰, che perònon è possibile in un’impresa chiusa in sé stessa. L´impresa agricola sociale deve essere per forza rivolta alla comunità […] che è anche parte della multifunzionalità agricola che ci diceva la legge del 2001, e che si collega anche a un altro concetto che è la multiculturalità, cioè ci sono più culture che concorrono allo sviluppo di un’impresa» (intervista 5)

Negli ultimi anni si è sviluppato un grande interesse verso una maggiore comprensione delle pratiche di agricoltura sociale, rispetto al loro funzionamento, potenziale, risultato e diffusione; tuttavia, pochi studi si concentrano sulla storia dei soggetti che hanno promosso questo modello in tempi non sospetti e come questa pratica si sia consolidata. Tra tutti i vari soggetti che hanno contribuito, il Forum Nazionale per l’Agricoltura Sociale (FNAS) è sicuramente l’attore che più di tutti ha favorito e promosso il consolidamento e il riconoscimento, prima sociale e poi istituzionale, del ruolo dell’agricoltura sociale in Italia. Per tale motivo, all’interno del progetto SIMRA –Social Innovation in marginalised rural areas- (www.simra-h2020.eu), è stato scelto il FNAS come uno dei casi studio italiani; gli stralci di intervista qui riportati si riferiscono all’etnografia effettuata per SIMRA e crediamo siano un giusto supporto per la nostra riflessione, ma anche per agevolare la comprensione delle caratteristiche e dei valori del Forum.

In Italia, interessanti esperienze di agricoltura sociale si sono sviluppate a partire dai primi anni ’70. Tuttavia, solo nei primi anni 2000 il modello di agricoltura sociale si è diffuso nelle aree rurali e remote del nostro Paese (cit.). Negli stessi anni, attori provenienti da vari settori (scientifico, sociale, agricolo, cooperativo) hanno iniziato a costruire una rete di pratiche ed esperienze informali, che sono poi cresciute a tal punto da formare nel 2011 il Forum Nazionale dell’Agricoltura Sociale.

Il documento fondante del FNAS è La Carta dei principi, la quale rappresenta una sintesi delle riflessioni maturate in questi anni nell’ambito dell’agricoltura sociale. Il Forum, dal canto suo, è il “raccoglitore” delle esperienze di Agricoltura Sociale in Italia e comprende tutte quelle realtà e pratiche che impiegano l’agricoltura per l’inclusione sociale e lavorativa delle categorie a rischio esclusione. Aderiscono al FNAS aziende agricole, cooperative sociali, comunità di accoglienza, associazioni di genitori, esperti, docenti universitari e soggetti del settore socio-sanitario e del terzo settore. Fin dal momento della sua nascita, il Forum ha promosso la formazione dei Forum Regionali (oggi presenti quasi in tutta Italia) favorendo la partecipazione dei soggetti e sottolineando il legame con il territorio. Fondamentale è stato il contributo del FNAS, sia sul piano formativo che di confronto con le istituzioni, in materia di Agricoltura Sociale e nuovi PSR (Piani di Sviluppo Rurale), sia a livello Nazionale che regionale. Tra i riconoscimenti istituzionali del lavoro del Forum c’è l’approvazione della Legge nazionale sull’agricoltura sociale 141/15 e la conseguente istituzione dell’Osservatorio dell’Agricoltura Sociale, dove il Forum è presente.

«Con il Forum avevamo l’idea di far nascere un luogo di confronto tra attività di base, non sul tema della rappresentanza… e quindi portare le realtà che effettivamente operano nell’agricoltura sociale, tant’è che oggi è così il Forum: se vedi chi vi partecipa sono tutti rappresentanti di operatori che operano nel settore dell’agricoltura sociale, quindi non c’è una struttura di rappresentanza… porta l’esperienza… in più non deve fare politica, non deve stare su tutti i tavoli, come è oggi la rappresentanza… il Forum dell’agricoltura sociale deve promuovere un modello nuovo di attività del territorio, di economia, di solidarietà, di una serie di temi che sono iscritti nella Carta dei Principi e quindi promuove quegli elementinelle sue tante forme, tante persone e tante realtà… È un raccoglitore, è un Forum…» (intervista 3)

L’intento, allora come adesso, è la costituzione di un gruppo di realità che riproduce direttamente le differenti esperienze presenti sul territorio e che si sleghi dalle dinamiche classiche dirappresentanza, dove talvolta la formalità e la burocrazia limitano la creatività, per poter sviluppare e promuovere tutto il potenziale dell’agricoltura sociale. Per tale motivo si è deciso, a suo tempo, di strutturare il Forum come una comunità di pratica, dove i membri collaborano alle attività del Forum in maniera volontaria, prestando gratuitamente le proprie competenze e il proprio tempo. Ovviamente, proprio per favorire la condivisione di esperienze, le relazioni all’interno del gruppo sono spontanee e non vincolate da nessuna gerarchia.

Nonostante un modello organizzativo alternativo, informale e basato sul lavoro volontario e su una struttura leggera, nel corso della sua vita il Forum è diventato un interlocutore privilegiato a diversi livelli amministrativi e ha raggiunto obiettivi importanti. Tra questi va menzionata l’affermazione dell’agricoltura sociale come un modello diverso di produzione, che supera la contrapposizione tra parte agricola e parte sociale, attualmente fonte di conflitto dell´agricoltura sociale.

Arrivati ormai al settimo anno di attività e impegno in un settore che nel nostro Paese doveva essere costruito sia da un punto di vista teorico che pratico, emergono ora dei nuovi dubbi e sfide.

«Chi salverà l’agricoltura sociale? è il grande dubbio. Questa innovazione come può essere preservata dai grandi interessi che dopo la legge 141/2015 scendono in campo con posizioni che sono diverse? E questa è una questione aperta, a cui non si può dare una risposta … […] saremo in grado di preservare un modello fluido e basato sulle relazioni, che parte dal basso come questo o diventerà semplicemente una tecnica, una pratica? E questo è possibile nell’evoluzione delle cose… io porto sempre l’esempio del biologico, nasce da una profonda spinta ideale, ma oggi è diverso.» (intervista 8)

Ad oggi è impossibile fare delle previsioni certe rispetto ai possibili sviluppi dell’agricoltura sociale in Italia. Quello che però risulta evidente è il parallelismo con cui l’agricoltura sociale e il Forum si sono evoluti negli ultimi anni: un’evoluzione quasi simbiotica, guidata dagli stessi valori di condivisione, creatività, spontaneità e valorizzazione. Elementi riconoscibili anche nella cultura organizzativa del Forum. Tale aspetto potrebbe spiegare non solo il motivo per cui un modello organizzativo alternativo come quello del Forum sia riuscito a raggiungere certi traguardi, ma anche aiutare a comprendere come tale modella si potrà ancora evolvere generando ulteriore innovazione.

Autrici: Martina Lolini, Cristina Dalla TorreElisa Ravazzoli

 

Link utili

  • Di Iacovo, F. und O’Conner, D. (2009): Supporting Policies for Social Farming in Europe. Progressing Multifunctionality in Responsive Rural Areas. Firenze: ARSIA.
  • Giaré, F. (2018): Report sull´agricoltura sociale in Italia.
  • De Wit A., Mensink W., Einarsson T., Bekkers R. (2017), Beyond Service Production: Volunteering for Social Innovation
  • Hendley K., Sturdy A., Fincham R., Clark T. (2006), Within and Beyond Communities of Practice: Making Sense of Learning Through Participation, Identity and Practice
  • www.forumagricolturasociale.it

 

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